di Massimo M. Veronese
Nel disastro aereo del 28 gennaio 1966 a Brema morirono 46 persone,tra cui i 7 ragazzi della squadra di nuoto italiana,il loro allenatore e un cronista. Fu la «Superga» del nuoto italiano. La 17enne milanese era la più giovane
“In camera che dorme, perché che succede?” la risposta sorpresa. Silenzio. “Beh, ringrazi Dio che Daniela sia a casa. La nazionale di nuoto volava a bordo di un aereo della Lufthansa che si è schiantato poche ore fa all’aeroporto di Brema. Nella lista degli azzurri c’è una Daniela non identificata, pensavamo fosse sua figlia. Sono tutti morti”
La Daniela senza cognome non era Daniela Beneck, che a quel volo aveva rinunciato pochi giorni prima della partenza, ma Daniela Samuele, 17 anni, farfallista della canottieri Olona, l’unica milanese e la più piccola della comitiva azzurra, sette ragazzi tra i 17 e i 22 anni, oltre all’allenatore Paolo Costoli e al radiocronista Rai Nico sapio. Dovevano partecipare al Meeting Internazionale di Brema, il 28 gennaio di sessant’anni fa, ma un errore del pilota in fase di atterraggio provocò una strage da 46 vittime. Fu ribattezzata «la Superga del nuoto italiano».
