Il Real Madrid elimina l’Atletico ai rigori, finisce 3-4. La Var annulla il penalty di Alvarez. Ai quarti c’è l’Arsenal
Il Real Madrid di Carlo Ancelotti elimina l’Atletico Madrid del Cholo Simeone ai rigori: dopo il calcio giocato deciso da un gol lampo di Garragher, Vinicius nella ripresa sbaglia un penalty. La Var dal dischetto toglie un penalty ad Alvarez. Ai quarti i Blancos trovano l’Arsenal
Una partita di fuoco e di lacrime sino all’ultimo respiro. Il derby di Madrid è duro, intenso, sempre sul filo. Un pugno nello stomaco per l’Atletico, che china la testa ai rigori come nella finale del 2016 a Milano.
Sbagliano dal dischetto Julian Alvarez perché tocca il pallone due volte e poi Llorente.
La Champions è una maledizione per i Colchoneros e il giardino fiorito in cui il Real si trova alla perfezione. Ancelotti rischia, ma la sfanga, salvato dall’esperienza e dalla resilienza di una squadra che, nella notte più difficile e sotto di un gol dopo meno di un minuto, ha la pazienza e la forza d’animo di non farsi prendere dallo sconforto e dalla fretta. Il Madrid non si abbatte neppure quando Vinicius, a metà ripresa, sbaglia il tiro dal dischetto conquistato da Mbappé. Sembra una notte stregata.
Carletto alza il sopracciglio sedendosi in panchina accanto al figlio Davide. Ma il Madrid ha sette vite, anzi ne ha molte di più e porta a casa la pelle. Pronto per affrontare nei quarti l’Arsenal di un altro spagnolo. Arteta, uno dei tanti eredi irrisolti di Guardiola. Ancelotti, cinque Champions e 30 trofei, sa come si fa. Buono per tutte le stagioni e per tutte le partite.
Carletto per una notte così non rinuncia a Modric, il professore, 39 anni, che per la prima volta in stagione gioca due partite di fila. Ma all’Atletico sono sufficienti 27 secondi per pareggiare i conti con l’andata. La zampata di Gallagher, preferito a Samuel Lino, la mossa a sorpresa di Simeone, accende il Metropolitano. Così la sfida, prima ancora di cominciare, si mette come meglio non potrebbe per i «Materassai». L’Atletico abbassa il baricentro, chiude ogni varco, toglie l’aria a Mbappé e triplica, spesso e volentieri, la marcatura sul volenteroso Vinicius. Negli spazi intasati il Madrid si perde, Rodrygo si accende di rado e Bellingham ancora meno. I biancorossi di casa, invece, fanno male in contropiede e per tre volte, due con Alvarez e una con lo scatenato Griezmann, impegnano Courtois. In panchina Il Cholo è scatenato. Ancelotti, invece, riflessivo e preoccupato.
Il secondo tempo è la replica del primo. Una partita bloccata, senza tanti sbocchi, tesa, nervosa che si accende a tratti, ma per lunghi minuti intrappolata nella tattica dei due allenatori. Il Madrid non sfonda, l’Atletico non trova il contropiede perfetto. A metà ripresa Ancelotti cerca una scossa dalla panchina, con Lucas Vazquez e Camavinga, fuori Modric e Tchouameni. E proprio Camavinga guida la ripartenza nell’occasione del rigore. Mbappé crea, Vinicius distrugge. Kylian, con una grande giocata, costringe Lenglet al fallo. Vini manda all’aria i sogni di gloria. Ancelotti non ci crede. Uno choc. L’ultima mossa è il febbricitante Brahim Diaz, che aveva deciso l’andata. Niente da fare. 1-0 al 120’.
Decide il nono rigore calciato da Rudiger. Il Metropolitano piange. Contro il Real, sempre ai rigori, l’Atletico aveva perso la finale del 2016 a Milano. Una maledizione. Ancelotti, con grande classe, abbraccia Simeone e dà la mano agli sconfitti.
